ECTROPION
L’ ectropion consiste in un allontanamento ed una dislocazione verso l’esterno del bordo palpebrale dal bulbo oculare. La congiuntiva tarsale, la cornea o la congiuntiva bulbare non combaciano più tra loro e la palpebra inferiore e superiore non riescono più a chiudersi completamente. Questo causa in primo luogo un essicamento e rossore della congiuntiva e della cornea e in secondo luogo un’ epifora. Il rossore è causato dalla esposizione cronica della congiuntiva, che a causa di ciò diventa atrofica e disidratata. La lacrimazione è invece indotta dalla chiusura del puntino lacrimale inferiore e dalla incapacità delle lacrime di essere veicolate come di norma dal lago congiuntivale sino all’imbocco dello scarico delle vie lacrimali. Talvolta l’ectropion è una condizione evolutiva in quanto da una forma iniziale peggiora progressivamente sino a raggiungere una condizione di ectropion totale. Naturalmente più l’ectropion è pronunciato più sarà difficile intervenire e così pure la durata della risoluzione potrebbe essere minore. Si raccomanda pertanto di intervenire più precocemente possibile. Gli ectropion non gravi provocano nel paziente soltanto dei disturbi, per altro anche molto seccanti, ma nelle forme gravi essi possono portare ad ulcera corneale da lagoftalmo.
I vari tipi di ectropion sono i seguenti:
- ectropion congenito
- ectropion senile
- ectropion paralitico
- ectropion spastico
- ectropion meccanico
Il paziente affetto da ectropion va sempre valutato in posizione seduta per verificare l’effetto della gravità sulla palpebra inferiore.
Si può così valutare la posizione spontanea delle palpebre, la loro motilità e la lacrimazione. Si deve in particolare prendere visione delle condizioni della cornea e del fenomeno di BelI per poter dare una corretta valutazione oftalmoplastica.
Il passo successivo dell’esame riguarda gli strati delle palpebre e la loro azione sull’ectropion, dopodichè, ponendo in tensione la palpebra e rovesciandola, si valuta dall’interno all’esterno l’efficienza dei muscoli che compongono le palpebre. È importante verificare l’esistenza di una anomalia o di una dislocazione dei tarsi o dei legamenti cantali. Nello stesso momento si valuta la tonicità del muscolo orbicolare, facendo chiudere forzatamente le palpebre. Nei casi in cui la palpebra si lasci dislocare facilmente con il dito, si può escludere un danno cicatriziale. Inoltre viene eseguito uno scorrimento verticale e orizzontale di tutta la palpebra per valutare l’entità della lamella anteriore e posteriore. Un’attenzione particolare va dedicata all’ubicazione dei puntini lacrimali e ad una possibile occlusione delle vie lacrimali di deflusso.
I test più importanti per riconoscere un indebolimento del complesso retrattore sono i seguenti:
Test di abbassamento della palpebra:
È la valutazione dell’abbassamento della palpebra inferiore nello sguardo in basso, che nel soggetto normale non deve essere inferiore a 3 mm.
Distraction test:
Valutazione della separazione meccanica del bordo palpebrale inferiore dal bulbo ( normale: fino a 7 mm)
Snap test:
il mancato ritorno alla posizione normale della palpebra inferiore stirata verso il basso rivela Iassità.
Test di profondità del fornice: - un aumento della profondità del fornice è segno di una disinserzione dei retrattori (in questi casi a volte è possibile riconoscere la linea di disinserzione inferiormente al tarso) - una diminuita profondità del fornice congiuntivale rivela un rilasciamento del complesso retrattore.
Tecnica Chirurgica
A prescindere dal tipo di intervento di ECTROPION che si voglia eseguire è importante capire se sia necessario accorciare in senso orizzontale la lamella posteriore e se la palpebra necessiti di una messa in tensione mediante cantopessia laterale. Tutto questo può essere eseguito mediante radiofrequenza con una punta Vari-tip incidendo la cute lungo tutto il margine palpebrale a 2-3 mm. dal bordo, arrivando sino al periostio orbitario con corrente completamente rettificata e filtrata (incisione 90%, coagulazione 10%). Una volta incisa la cute, si disseziona il muscolo orbicolare e una corrente completamente rettificata (incisione 50%, coagulazione 50%) finchè si arriva al setto orbitario. Una volta aperto quest’ultimo, si può osservare l’estrusione del grasso orbitario dalle logge adipose e sotto di esso si possono intravedere i retrattori, equivalenti dell’aponeurosi nella palpebra superiore. Questi, nella maggior parte dei casi di ectropion, possono essere riagganciati al tarso mediante Vycril 6.0. Eseguito ciò, se vi è una lassità orizzontale, si può accorciare la lamelIa posteriore ed anteriore nella loro posizione più laterale sempre con corrente completamente rettificata. Successivamente la porzione tarsale della palpebra va attaccata con punto non riassorbibile al periostio. Ciò permette di porre in tensione la rimanente parte della palpebra e di correggere l’ectropion. In quei casi in cui vi è necessità di allungare la lamelIa anteriore, si esegue o un innesto miocutaneo libero o un lembo miocutaneo dalla palpebra superiore.
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